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13.01.2010
11:27

Screening mammografico nelle donne di 40-49 anni

Screening mammografico nelle donne di 40-49 anni

Il numero di Medical Letter del 15 febbraio 2010 pubblica la notizia che l’US Preventive Services Task Force (USPSTF) ha rivisto, nelle sue nuove raccomandazioni pubblicate nel dicembre 2009, le sue precedenti ( del 2002) indicazioni sull’opportunità di sottoporre a screening mammografico le donne di età 40-49 anni, in assenza di particolari fattori di rischio.

Sulla base di una metanalisi dei risultati degli studi pubblicati successivamente al 2002, viene calcolato che il numero di pazienti da sottoporre a mammografia per salvare una vita (NNT) per le donne di età compresa tra i 40-49 anni è di 1904 per una durata dello screening di almeno 10 anni con cadenze diverse nei vari studi (annuale o biennale) . L’NNT si riduce a 1339 per le donne della fascia di età 50-59 anni e a 377 per le donne di 60-69 anni.

Va inoltre considerato che, sebbene la possibilità di falsi positivi, di sovradiagnosi (cancri che rimangono silenti per tutta la vita) e quindi di trattamenti non necessari siano un problema presente in tutte le fasce di età, le false positività sono più frequenti nelle donne tra 40-49 anni.

Tenuto conto di questi dati, l’USPSTF raccomanda ora di eseguire lo screening mammografico ogni 2 anni nelle donne di età 50-74 anni.

Precisa inoltre che il giudizio se sottoporsi o no a screening rimane comunque un giudizio soggettivo che deve tener conto delle preferenze della donna, che deve essere informata che il bilancio benefici/rischi della mammografia continua ad incrementare progressivamente dall’età di 40 fino ai 70 anni.

Per saperne di più:

http://www.ahrq.gov/clinic/uspstf/uspsbrca.htm

13.01.2010
11:25

Equivalenza dei farmaci generici

Equivalenza dei farmaci generici

L'equivalenza dei farmaci generici con i corrispondenti farmaci di marca è una questione dibattuta e controversa. Medical Letter segnala alcuni nuovi dati disponibili:

  • alcune review recentemente pubblicate non hanno individuato significative differenze di efficacia clinica in alcune classi di antipertensivi (beta bloccanti, calcio-antagonisti, diuretici), e nelle diverse formulazioni di warfarin

  • un RCT non ha evidenziato differenze sulle percentuali di guarigione clinica tra pazienti trattati con claritromicina “branded” o con claritromicina generica

  • nessuna differenza significativa si è evidenziata nella solubilità dell'omeprazolo generico rispetto all'omeprazolo “branded”

Dati meritevoli di attenzione si segnalano invece per levotiroxina e per alcuni antiepilettici.
La levotiroxina è un farmaco piuttosto instabile che subisce facilmente l'effetto di calore e umidità: molte formulazioni generiche hanno avuto problemi legati alla stabilità nel tempo e alla potenza farmacologica.

Per quanto riguarda gli antiepilettici, vengono riportati:

  • uno studio caso-controllo condotto su pazienti che hanno presentato almeno un episodio epilettico : l'11% di essi aveva di recente cambiato formulazione del farmaco ( passaggio da farmaco “branded” a generico, o tra diversi generici) rispetto al 6,3% del gruppo di controllo, che non aveva cambiato formulazione del farmaco

  • due studi retrospettivi di coorte che evidenziano un aumento del tasso di ospedalizzazione in pazienti passati da topiramato e/o da lamotrigina “branded” al corrispondente generico.
    Medical Letter , per quanto riguarda la levotiroxina e i farmaci antiepilettici, consiglia di utilizzare sistematicamente una stessa formulazione ( farmaco di marca o generico), oppure, nel caso non sia possibile essere certi dell'utilizzo, da parte del paziente, dello stesso farmaco generico, di ricorrere al farmaco di marca.

The Medical Letter , numero 1 anno 2010. Pagg:1-2

13.01.2010
10:36

Tac, esposizione e rischio di cancro

Tac, esposizione e rischio di cancro

Segnaliamo due studi apparsi contemporaneamente su Archives of Internal Medicine (14 dicembre 2009) che analizzano i rischi conseguenti all’esposizione radiologica in pazienti sottoposti ad esame TAC.
Nel primo studio, retrospettivo, è stata valutata la dose equivalente di radiazioni dovuta all'esposizione agli 11 più comuni esami tomografici su un campione di 1.119 pazienti adulti consecutivi, in 4 centri californiani. Essa passava da 2 millisieverts (mSv) (l'esposizione naturale annuale è pari a 2,4 mSv) per una TC standard del capo a 31 mSv per uno studio multifasico dell'addome o della pelvi e, per il medesimo esame, mostrava una variabilità fino a 13 volte tra diversi centri, ma anche all'interno dello stesso centro.
Considerando il rischio di sviluppare un cancro a causa dell'esposizione, molto dipende dalle caratteristiche dell'esame, dal sesso e dall'età del paziente. In caso di angio-TAC in pazienti di 40 anni la probabilità stimata di insorgenza di un tumore era di 1 su 270 femmine e di 1 su 600 maschi, in caso di TC del capo era pari a 1 su 8.100 e a 1 su 11.080 , rispettivamente per femmine e maschi. Il rischio raddoppiava per i pazienti ventenni e si dimezzava nei sessantenni.
Il secondo studio ha applicato i modelli del National Research Council sugli effetti delle radiazioni da indagini tomografiche in funzione di organo studiato, età del paziente e tipo di esame.
Nell'anno 2007 erano state effettuate negli USA 72 milioni di TC. Ciò ha consentito di prevedere 29.000 casi di cancro attribuibili a tali indagini, soprattutto in seguito a quelle mirate su addome e pelvi (14.000 casi) , torace (4.100 casi) e capo (4000 casi) nonché alle angioTC del torace (2.700 casi).
Per saperne di più:

archinte.ama-assn.org/cgi/content/abstract/169/22/2071

archinte.ama-assn.org/cgi/content/abstract/169/22/2078




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