Segnaliamo un articolo apparso su “The Lancet” del 6 febbraio 2010 *, in cui si rileva un aumento della mortalità, cardiaca e per tutte le cause, non solo nel gruppo di diabetici con i livelli più elevati di HbA1c ( >10%), ma anche nei pazienti con i livelli più bassi ( 6,1%-6,6%).
Si tratta di uno studio retrospettivo di coorte, condotto in Inghilterra, su 27.965 pazienti diabetici trattati con uno o più antidiabetici orali e su 20.005 pazienti diabetici con regime terapeutico comprendente anche insulina, per verificare l’ipotesi che un controllo glicemico troppo intensivo possa causare un incremento della mortalità.
I risultati sembrano evidenziare che il rischio di mortalità, in tutte e due i gruppi di pazienti, ha effettivamente un andamento a curva ad U, con il più basso rischio per i pazienti con valori di HbA1c attorno a 7,5%.
Il gruppo con regime terapeutico comprendente anche insulina è risultato inoltre associato a maggiore mortalità del gruppo trattato solo con antidiabetici orali.
Gli autori concludono che le linee guida sul trattamento del diabete tipo II dovrebbero prevedere anche un valore minimo di HbA1c, sotto il quale non andare.
Un concetto parallelo, anche se più sfumato, viene anche espresso nelle Raccomandazioni 2010 dell’American Diabetes Association (ADA)**, in cui si afferma che, obiettivi meno stringenti di HbA1c rispetto all’obiettivo generale (HbA1c < 7%) possono essere considerati appropriati per pazienti con precedenti severi episodi di ipoglicemia, limitata aspettativa di vita, complicanze micro e macro-vascolari già presenti, comorbidità complesse, ecc.
Per saperne di più:
* www.thelancet.com/journals/lancet/articl...9%2961969-3/abstract
** care.diabetesjournals.org/content/33/Sup..._1/S11.full.pdf+html