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13.03.2010
11:40

Farmaci nel dolore neuropatico.

Farmaci nel dolore neuropatico.

Segnaliamo una nuova linea- guida pubblicata dal NICE ( National Institute of Clinical Excellence ) inglese (marzo 2010) sul trattamento farmacologico del dolore neuropatico.
Come terapia di prima scelta:
• per la neuropatia diabetica viene consigliata duloxetina oppure, se duloxetina fosse controindicata, amitriptilina
• per il dolore neuropatico di altra origine, vengono consigliati amitriptilina oppure pregabalin 

Come terapia di seconda linea:
• per la neuropatia diabetica, se il farmaco di prima scelta è stata la duloxetina, la linea guida consiglia di passare ad amitriptilina o a pregabalin, o di associare duloxetina con pregabalin. Se il farmaco di prima scelta è stata l'amitriptilina, consiglia di passare a pregabalin o associare amitriptilina a pregabalin ;
• per un dolore neuropatico di altra origine, se il farmaco iniziale è stato amitriptilina, si consiglia di passare a pregabalin o associare amitriptilina a pregabalin. Se il famaco iniziale è stato pregabalin, è indicato passare a amitriptilina o associare pregabalin ad amitriptilina.

Dosaggi consigliati dei farmaci:
• duloxetina : 60 mg/die , dose massima 120 mg/die
• amitriptilina : 10 mg/die , dose massima 75 mg/die
• pregabalin: 150 mg/die (suddivisi in due dosi), dose massima 600 mg/die (suddivisi in due dosi)

Come terapia di terza linea, in attesa di consulenza specialistica da richiedere comunque, considerare tramadolo (dose iniziale 50 mg/die fino a dose massima di 400 mg/die) da solo o in associazione con trattamento di seconda linea.
Altri farmaci, quali SSRI, ossicodone, codeina-paracetamolo, carbamazepina, gabapentin, non vengono consigliati per evidenze insufficienti di efficacia o per mancanza di studi di qualità.

Per saperne di più, si può consultare una “ quick reference guide”:

www.nice.org.uk/nicemedia/live/12948/47936/47936.pdf

o l’intera linea guida:

www.nice.org.uk/nicemedia/live/12948/47949/47949.pdf

13.03.2010
11:37

Mortalità e uso della pillola contraccettiva

Mortalità e uso della pillola contraccettiva

Sul numero dell’11 marzo del BMJ sono pubblicati i dati relativi ad un grande studio prospettico di coorte sui possibili effetti della pillola contraccettiva, per quanto riguarda la mortalità.
Lo studio ( Royal College of General Practitioners Oral Contraception Study) è iniziato nel 1968 con la partecipazione di 46.112 donne seguite nel tempo da 1400 General Practitioners (GP) inglesi.
Successivamente, nel 1996, la coorte delle donne è stata seguita utilizzando i registri di mortalità del Servizio Sanitario inglese.
I risultati pubblicati in questo articolo si riferiscono ad un periodo di follow-up di 39 anni.
Lo studio rileva che la contraccezione orale non risulta associata ad un aumento del rischio di mortalità nelle donne che hanno assunto la pillola contraccettiva, rispetto a quelle che non l’hanno mai assunta, anzi, i dati sembrerebbero evidenziare una riduzione del rischio di mortalità generale per le donne che hanno fatto uso della pillola contraccettiva.
I risultati vanno interpretati con cautela, per il grande numero di donne perse nel follow-up, per la possibile maggiore attenzione al proprio stato di salute delle donne che hanno utilizzato la terapia contraccettiva orale, per i limiti di uno studio osservazionale anche di grandi dimensioni, come questo, rispetto ad uno studio sperimentale vero e proprio.
Tuttavia, in accordo con i risultati di altre ricerche analoghe, i dati dello studio sono rilevanti perché confermano che non si evidenziano possibili rischi di mortalità, anche dopo lungo tempo, per le donne che hanno assunto la pillola contraccettiva, e che la contraccezione orale non risulta associata ad alcun particolare problema di salute pubblica.

Per saperne di più:


www.bmj.com/cgi/content/abstract/340/mar11_1/c927

13.03.2010
11:33

Controllo intensivo della pressione arteriosa nel diabete tipo II

Controllo intensivo della pressione arteriosa nel diabete tipo II

Sul numero del 14 marzo 2010 del New England Journal of Medicine sono stati pubblicati i risultati dello studio ACCORD –BP, finalizzato a valutare se nei pazienti affetti da diabete tipo II un trattamento anti-ipertensivo intensivo, con l’obiettivo di portare i valori pressori sistolici a <120 mm/Hg, è in grado di ridurre i gravi eventi cardio-vascolari (infarto non fatale, stroke non fatale, morte cardio-vascolare), rispetto ad un trattamento che ha come target il raggiungimento di valori di pressione sistolica < 140 mm/Hg.
Lo studio è un RCT multicentrico in aperto, condotto in USA e Canada, che ha coinvolto 4733 pazienti affetti da diabete tipo II, seguiti per 4,7 anni.
Il tasso annuale di eventi cardio-vascolari gravi è stato dell’ 1,87% nel gruppo trattato in modo intensivo, e dell’2,09% nel gruppo di controllo (Hazard Ratio 0,88; 95%C.I. 0.63-1.06: non significativo). Effetti collaterali seri, attribuibili al trattamento anti-ipertensivo, si sono verificati nel 3,3% dei pazienti in trattamento intensivo, e nell’ 1,3% nel gruppo di controllo (p<0,001).
Gli autori concludono che, nei pazienti affetti da diabete tipo II , portare i valori di pressione sistolica a <120 mm/Hg non riduce significativamente il tasso di eventi cardio-vascolari gravi rispetto al target più “soft” di valori sistolici di < 140 mm/Hg.

Per saperne di più:

content.nejm.org/cgi/content/abstract/NE...6?resourcetype=HWCIT




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