Il numero del 14 luglio 2010 di JAMA pubblica i risultati di un grande studio osservazionale di coorte sulla mortalità a lungo termine nei pazienti (17.981) “long survivors” di un cancro contratto in età pediatrica (<15anni), diagnosticati e trattati nel periodo 1940-1991 in Gran Bretagna.
Il tasso specifico standardizzato di mortalità si riduce nel tempo ma è ancora 3 volte superiore all’atteso nella popolazione generale a 45 anni dalla diagnosi, ed è complessivamente d 11 volte superiore, sempre rispetto all’atteso.
Il rischio di morte per recidiva si riduce nel tempo, mentre l’eccesso di mortalità, rispetto all’atteso, per un secondo tumore primitivo e per cause vascolari aumenta progressivamente, tanto da essere quantificabile , a 45 anni di distanza, in 58 morti in eccesso x 10.000 anni-persona a causa di un secondo tumore primitivo, e in 29 morti in eccesso x 10.000 anni-persona a causa di eventi vascolari.
L’eccesso di mortalità dovuto a secondo tumore primitivo o a eventi vascolari è attribuibile a complicanze tardive del trattamento (esposizione a radiazioni, farmaci citotossici).
Gli autori concludono affermando che trovare le modalità per ridurre queste morti potenzialmente prevenibili è complesso e difficile.
Pur nella rarità, fortunatamente, dei tumori in età pediatrica, identificare i pazienti “long survivors” e porre una particolare attenzione clinica nei loro confronti appare essere un compito rilevante per il medico di medicina generale.
Per saperne di più:
jama.ama-assn.org/cgi/content/abstract/304/2/172