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08.02.2012
16:15

[Update] Rischio di frattura e assunzione prolungata di PPI

[Update] Rischio di frattura e assunzione prolungata di PPI

Nel maggio 2010 abbiamo dato notizia  che l’FDA segnalava il possibile aumento di rischio di fratture  nei pazienti che assumevano PPI per lungo tempo.

http://www.scuolamgtn.it/frida/articoli/blog-post/2010/05/25/lfda-rivede-il-foglio-illustrativo-degli-inibitori-di-pompa-protonica-per-il-possibile-rischio-di-f/

Il numero dell’8 febbraio 2012 del BMJ pubblica i risultati di un’analisi della possibile associazione tra uso prolungato di PPI e frattura dell’anca nelle donne in post-menopausa a suo tempo coinvolte nel  Nurse Health Study.

Il Nurse Health Study è uno studio prospettico di coorte di grandi dimensioni (121.700 infermiere coinvolte) iniziato nel  1976, e tutt’ora in corso,  con l’obiettivo principale di studiare gli effetti a lungo termine dell’uso dei contraccettivi e l’influenza sul rischio di eventi patologici della dieta e  degli stili di vita della popolazione coinvolta.

 Nello specifico i dati relativi al possibile rischio di frattura dell’anca sono stati raccolti sulle 78.899 donne che hanno fornito informazioni sull’utilizzo di PPI a cadenza biennale, dal 2000 al 2008.

Rispetto alle non utilizzatrici , le donne che hanno dichiarato di assumere regolarmente PPI negli ultimi due anni  presentano un incremento del rischio relativo di frattura dell’anca del 35% (HR 1,35; 95% CI 1,13-1,62). L’aggiustamento statistico rispetto ad altri fattori di rischio di frattura , quali il BMI, l’attività fisica, l’apporto di calcio non ha modificato questo tipo di associazione, che è risultata ancora più alta per le donne fumatrici  (HR 1,51; 95% CI 1,20-1,91).

Il rischio assoluto di frattura dell’anca nelle donne consumatrici regolari di PPI è risultato di 2,02 eventi per 1000 anni – persona rispetto a  1,51 eventi per 1000 anni - persona nelle donne non utilizzatrici.

L’associazione uso prolungato PPI-rischio di frattura dell’anca sembra robusta ( direttamente proporzionale alla durata d’uso, riduzione progressiva del rischio con la cessazione dell’assunzione).  Anche l’attento aggiustamento statistico dei potenziali fattori di confondi mento noti aggiunge forza all’affermazione della possibile esistenza di questo effetto negativo di lungo termine della terapia con PPI.

Resta comunque il fatto che fattori di confondi mento non noti o non “aggiustati” presenti in misura diversa nelle donne che assumono PPI e nel gruppo di controllo possano aver inciso sui risultati.

Naturalmente solo uno studio randomizzato controllato di potenza adeguata potrà rispondere definitivamente a questa domanda .

Tuttavia, nella prospettiva di una medicina PRUDENTE , SU MISURA, CONDIVISA suggeriamo l’importanza di:

  • valutare periodicamente la reale necessità di proseguire una terapia con PPI, soprattutto nelle donne fumatrici;
  • esplicitare ai pazienti il possibile rischio di frattura derivante dall’uso prolungato dei PPI;
  • evitare , e scoraggiare, la pratica frequentemente in uso di associare automaticamente e a tempo indefinito un PPI a qualsiasi terapia potenzialmente gastrolesiva.

Per saperne di più :

www.bmj.com/highwire/filestream/563526/field_highwire_article_pdf/0.pdf

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01.05.2011
14:03

Efficacia degli inibitori di pompa protonica nel trattamento dell’asma negli adulti

Efficacia degli inibitori di pompa protonica nel trattamento dell’asma negli adulti

Il numero di maggio di Lettera Clinica – Medical Letter riporta i risultati di una metanalisi, pubblicata in Aprile su Archives of Internal Medicine, sull’efficacia degli inibitori di pompa protonica (PPI) nel trattamento dell’asma negli adulti.

L’uso dei PPI nell’asma, tuttora controverso, si basa sull’assunto che la malattia da reflusso gastroesofageo è frequente negli asmatici.

Sono stati selezionati 11 trials randomizzati controllati che hanno valutato l’efficacia dei PPI verso placebo nel migliorare i valori di picco di flusso espiratorio (PEF) la mattina (outcome primario), il volume espiratorio max al primo secondo (FEV1) e i disturbi soggettivi da asma (Asma Quality of Life Questionnaire score) (outcome secondari).

I pazienti asmatici sono stati trattati a dosi variabili di 20-80 mg die di PPI per un tempo variabile da quattro a 26 settimane, a seconda degli studi.

La metanalisi, su un totale di 2524 pazienti, evidenzia un miglioramento significativo (p=0,007) del PEF la mattina nei pazienti trattati rispetto al placebo.

L’analisi degli outcome secondari (FEV1 e disturbi soggettivi) non ha invece mostrato alcuna differenza significativa tra i pazienti trattati con PPI vs placebo.

Gli autori della metanalisi concludono che la terapia con PPI nei pazienti asmatici adulti determina un significativo modesto miglioramento del PEF la mattina ma che l’entità di questo miglioramento è improbabile abbia un significato clinico reale. Pertanto le evidenze sono insufficienti per raccomandare l’utilizzo dei PPI come trattamento di routine per l’asma .

per saperne di più:

http://archinte.ama-assn.org/cgi/content/abstract/171/7/620

 

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