Il numero del 15 gennaio 2011 di Medical Letter pubblica una review sul nuovo anticoagulante orale dabigatran (Pradaxa) . Il farmaco è attualmente autorizzato in Italia per la prevenzione primaria di eventi tromboembolici in pazienti adulti sottoposti ad artroprotesi di anca o ginocchio, ed è commercializzato alle dosi di 75 e 110 mg.
Negli Stati Uniti Dabigatran, inibitore orale diretto della trombina, e approvato per la prevenzione dell’ictus tromboembolico nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare, alle dosi di 150 mg x2 per CrCl > 30 ml/min e di 75 mg x2 per CrCl di 15-30 ml/min.
Si propone infatti come farmaco possibile sostituto del warfarin, non richiedendo stretto monitoraggio ematologico, dato che il suo effetto anticoagulante è molto meno variabile.
Il principale studio di confronto con il warfarin è l’rct RELY, che ha coinvolto 18.113 pazienti (età media 71 anni) trattati con dosi fisse di dabigatran 110 o 150 mg per due volte/die vs warfarin a dosi aggiustate per raggiungere il target di INR compreso tra 2 e 3.
I pazienti sono stati seguiti per 2 anni è l’end point primario è stato l’incidenza di ictus (ischemico o emorragico) o di embolia sistemica.
L’incidenza annuale di ictus o di embolie è stata dell’ 1,71% con warfarin, dell’1,54% con dabigatran 110 mg x 2, dell’1,11% con dabigatran 150 mg x 2 .
Le incidenze annuali di sanguinamento maggiore sono state del 3,57% con warfarin e del 3,32% con dabigatran 150 x 2, mentre l’incidenza di ictus emorragico è risultata significativamente più bassa con dabigatran 150 mg x2 rispetto al warfarin (0,12% vs 0,38%).
Al contrario l’incidenza di emorragie gastrointestinali maggiori è risultata significativamente più alta (0,81%) con dabigatran 150 mg x2 rispetto al warfarin (0,64%).
Altro dato da tenere in considerazione è che, al contrario del warfarin, il dabigatran non ha un antidoto efficace da utilizzare in caso di sanguinamento.
In conclusione Medical Letter afferma che l’efficacia e la sicurezza di dosi fisse di dabigatran è risultata almeno pari a quelle di dosi aggiustate di warfarin in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare, e che dabigatran potrebbe sostituire il warfarin in particolare nei pazienti con scarso controllo dell’INR.
Rimane da stabilire in quale misura gli effetti collaterali gastrointestinali (dispespia e gastrite) ne limiteranno l’impiego a lungo termine.